Extra Track info aggiuntive traccia
Difficoltà Tecnica
?
Difficoltà Fisica
Pendenza max:
Dislivello
Lunghezza
Coef. Totale
69%

Preparazione fisica: 68.42%

Area: Val Saisera| Prov: UD|anello|Difficile|Tabacco 019- 027
Tratti Esposti: SITratto attrezzato: SI
Lunghezza13.6 Km
TempoTemp. Calcolato: 5:55 h
VelocitàVel. Calcolata: 2.3 Km/h
Dislivello910 m
Salita1096 m
Discesa1096 m
Alt. massima1777 m
Alt. minima867 m

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Autore: Daniele Walter

Anello Cima delle Rondini

Bella gita in ambiente selvaggio nella seconda parte, nella valle di Riofreddo, i sentieri sono sempre ben segnalati, ad eccezione di qualche tratto.

Il percorso inizia al P2 della Val Saisera (gabella di 5€), altrimenti è possibile parcheggiare poco prima del gabbiotto allungando di circa 3km (A/R). Per raggiungere il Rifugio Pellarini ho preferito percorrere il sentiero vecchio sentiero CAI 616 che fino alla partenza della teleferica a servizio del rifugio è una larga sterrata, poi diventa un normale sentiero di montagna con qualche tratto più ripido e un punto più delicato quando il fondo è bagnato, qui ci sono un paio di gradini di ferro e il cavo metallico.

Raggiunto il rifugio, dopo una meritata sosta, ho imboccato il sentiero che si stacca dietro il rifugio, per qualche centinaio di metri in comune tra il sentiero 616 per Sella Nabois e il sentiero CAI 618 per Sella Carnizza, al bivio prendo a sinistra il Sentiero attrezzato n. 618 e con numerose svolte si prende quota ripidamente.

Poco prima della sella c’è un tratto attrezzato con cavo metallico e qualche scalino di ferro per superare un punto più ripido, trovandolo molto bagnato la corda mi ha fatto piacere. Raggiunta Sella Carnizza (da non confondere con l’omonima a Musi) si apre un grandioso panorama sulla valle di Riofreddo e le sue cime, sopra un grande orrido di rocce friabilissime.

Qui con una certa esposizione inizia la ripidissima discesa su fondo particolarmente friabile, qualche breve tratto di cavo d’acciaio nuovo agevola la discesa abbastanza impegnativa. Raggiunto il punto dove c’è il bivio tra il nostro CAI 618 e il Sentiero CAI 630 Via Ferrata “Carlo Puppis”, che porta alla Forcella di Riofreddo, è necessario fare attenzione ad individuare la traccia che continua scendere ripidissima, i cartelli indicatori, della sola forcella, sono circa 30 metri più avanti del bivio vero e proprio, nei pressi di un colatoio quasi impraticabile …

Arrivato sul greto del torrente, in questa stagione in secca, si deve aguzzare la vista per individuare i segnavia e gli ometti nell’accidentato percorso, alcuni segnavia dipinti su massi non esageratamente enormi sono stati spostati anche decine di metri dal percorso corretto e quindi fuorvianti, il tratto non è molto lungo.

Raggiungo così un bivio, dovrei andare a sinistra, ma poco distante c’è il ricovero Carnizza di Riofreddo, quindi faccio la breve deviazione a destra verso il ricovero (inizialmente 630 poi a sinistra senza numero, cartelli), è già ora di pranzo. 

Dopo la sosta ritorno al bivio e proseguo lungo il sentiero 618 fino ad ulteriore bivio, qui bisogna fare molta attenzione in quanto è poco segnato e le prime centinaia di metri quasi scomparso tra franamenti e infrascamenti (meglio avere la traccia gps ben segnata), poi le condizioni migliorano e in poco tempo si raggiunge la sterrata che sale, probabilmente, da Riofreddo, CAI 615. Proseguo a sinistra prima in salita poi lungamente con diversi lievi saliscendi fino alla Sella Prasnig. 

Alla sella il sentiero andrebbe nel bosco abbandonando lo sterrato (cartelli) ma l’ho trovato completamente inerbito, così ho proseguito per lo sterrato che fa sei zig-zag, probabilmente tutti fanno così. Intanto inizia a piovere e l’idea di infrascarmi per seguire il sentiero CAI 615 di cui non vedo più raccordi con lo sterrato, come indicato sulla mappa, mi lascia perplesso. Dopo diversi zig e altrettanti zag incontro nuovamente il segnavia, questa volta la traccia che è un poco più evidente ma c’è anche un cartello in legno su cui l’unica cosa leggibile è il segnale di pericolo! 

Proseguo lungo lo sterrato, sotto la debole pioggia. Ancora un paio di svolte e devo decidere definitivamente cosa fare, sulla mappa lo sterrato svolta decisamente a sinistra, allontanandosi definitivamente dal sentiero per raccordarsi poco a valle della partenza della teleferica allo sterrato che ho fatto in salita, il sentiero 618 invece taglia diritto, facendo un rapido calcolo col GPS la distanza è 6 km contro 2, 9 km, e ora sto già a 12 km nelle gambe … decido per “l’ignoto” sentiero CAI, svolto a destra per una carrareccia inerbita e raggiungo facilmente il sentiero, che adesso è abbastanza tracciato, lungo quella che sembrerebbe una vecchia e abbandonata pista da sci.

Proseguo in discesa molto comodamente fino a raggiungere un casolare abbandonato fatto di grandi tronchi, sembra proprio una vecchia baita di montagna, ah già … siamo in montagna...) Continuo ancora un po’ lungo il grande pratone in discesa fino al suo termine quando inizia il bosco, sono grandissime conifere forse abete rosso, ma non ne sono certo. Da qui il sentiero comincia a scendere molto ripido e con numerose svolte, in questo bellissimo e grandioso bosco, fino ad incrociare la strada cementata che, volendo, in “comodi” 8 km e 900m di dislivello porta al Monte Santo di Lussari. Da qui noiosamente fino al parcheggio, 1 km circa di espiazione sul cemento per le mie ginocchia.

Sentieri CAI 615-616-618-630 e tracce locali - Carta Tabacco 019.

Se avete aggiornamenti o altre informazioni scrivete nei commenti in fondo alla pagina

Fotografie e Itinerario di Daniele Walter

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